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Sei pronto per il volo?

PERCHÉ POTREI AVERE BISOGNO DI OSSIGENOTERAPIA DURANTE IL VOLO?

L’aria che respiriamo normalmente è composta per circa il 21% da ossigeno. Tuttavia, la quantità di ossigeno nell’aria si riduce all’aumentare dell’altitudine, per esempio in montagna o su un aereo. Affinché tutti i passeggeri possano respirare una quantità di ossigeno sufficiente, gli aerei sono progettati in modo da mantenere artificialmente i giusti livelli di ossigeno all’interno della cabina (che si dice pressurizzata).

Tuttavia, tali livelli di ossigeno sono mantenuti costanti solo fino a circa 2.400 metri s.l.m. Superata questa soglia, la quantità di ossigeno nell’aria si riduce fino a circa il 15%, determinando un calo dei livelli di ossigeno nel sangue. Per coloro che non soffrono di patologie polmonari, il calo del livello di ossigeno non è tale da far avvertire la differenza. Nei pazienti affetti da patologie polmonari, invece, i livelli di ossigeno nel sangue potrebbero essere già più bassi del normale, oppure i polmoni potrebbero non essere in grado di garantire il mantenimento della giusta quantità di ossigeno nel sangue. Una minore saturazione di ossigeno nel sangue potrebbe causare malessere o danni alla salute durante o dopo il volo. L’ossigenoterapia a bordo consente di mantenere un livello di ossigeno tale da non causare problemi o danni alla salute.

CHE COS’È IL TEST DELL’IPOSSIA INDOTTA O DELL’IDONEITÀ AL VOLO?

Il test dell’ipossia indotta, noto anche come test dell’idoneità al volo, è un metodo che ricrea i livelli di ossigeno presenti nella cabina aerea al fine di misurare la risposta del nostro organismo. Durante il test, si respira una miscela di gas contenente meno ossigeno del normale, in modo da valutare in che modo ciò influisce sulla salute del paziente in un ambiente controllato. I risultati del test evidenzieranno se il paziente ha bisogno di ossigenoterapia durante il volo.

CHE COSA SUCCEDE DURANTE IL TEST?

Per prima cosa, il medico preleverà un campione di sangue per misurare i livelli normali di ossigeno (con un’emogasanalisi).

Se i livelli di ossigeno risultano bassi già in questa fase, il medico consiglierà al paziente di portarsi ossigeno terapeutico durante il volo. In questo caso, non è necessario eseguire anche il test dell’ipossia indotta.

Se i livelli di ossigeno del paziente sono nella norma, il medico potrebbe comunque ritenere il paziente a rischio e chiedergli di sottoporsi al test dell’ipossia indotta o dell’idoneità al volo.

Il test prevede che il paziente respiri aria contenente il 15% di ossigeno attraverso una maschera o un boccaglio per un massimo di 20 minuti. Il paziente sarà assistito durante tutto il test dal personale sanitario. Durante il test, un dispositivo denominato ossimetro misurerà i livelli di ossigeno del paziente mediante una piccola luce applicata a un dito, a un orecchio o sulla fronte del paziente.

Se dal test emerge che i livelli di ossigeno del paziente sono diminuiti al di sotto della quantità raccomandata, il medico interromperà il test e controllerà i livelli di ossigeno utilizzando un altro campione di sangue.

Se il test prosegue per i 20 minuti previsti, il medico preleverà un altro campione di sangue al termine dell’esame per controllare i livelli di ossigeno.

Il test può dare due risultati:

PER QUANTO TEMPO IL TEST È VALIDO?

Se le condizioni di salute del paziente peggiorano (es. riacutizzazioni, valori della saturazione dell’ossigeno più bassi a riposo), il paziente dovrà sottoporsi nuovamente al test per verificare quali siano le sue necessità di ossigeno prima di organizzare un altro viaggio in aereo.

IL TEST INDICHERÀ ANCHE IL FLUSSO DI OSSIGENO DI CUI HO BISOGNO?

Il flusso dell’ossigeno può essere pari a 2 o 4 litri al minuto.

In alcuni ospedali, è il medico a stabilire quale sia il flusso migliore sulla base dei risultati del test e delle condizioni di salute generali del paziente.

In altri ospedali, il paziente dovrà sottoporsi a un altro esame noto come studio di titolazione. Questo studio prevede la ripetizione del test di idoneità al volo con un apporto supplementare di ossigeno a un flusso pari a 2 litri al minuto. Se i livelli di ossigeno tornano nella norma, significa che il paziente dovrà ricevere ossigeno a questa portata. Se i livelli di ossigeno non ritornano entro un intervallo accettabile, il medico consiglierà di optare per un flusso di 4 litri al minuto.